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Le (dannate) chat del circolo

Di solito va così. Ecco un’amabile discussione tra due giocatori o giocatrici di Padel che spesso si ritrovano nello stesso match del circolo preferito, discussione condita di sorrisi ed instancabili riferimenti a infortuni che purtroppo hanno portato solo al 60% il rendimento nell’ultimo match, discussione serena che sta quasi per finire, quando uno dei due dice all’altro: “scusa ma perché non ti segni su quella di domani? l’hanno messa adesso in chat”. E l’altro ancora sereno ma spiazzato risponde: “ce l’ho aperta la chat, ma non la vedo”. “Ma no è il msg delle 12” – “Ho capito ma non ce l’ho sto messaggio” – “Ahò non è che stai in modalità aereo pe risparmià ah ah”. E l’altro, molto meno sereno e alquanto perplesso, fa il passo decisivo: “ahò famme vedè, famme vedè npò…”

Il contenuto è chiaro, ma non lo è invece il nome della chat. Che immediatamente trafigge: GOLD.

Lo sguardo diventa torvo, i due si osservano accigliati ma ormai già distanti. “Io nun cell’ho sta partita. A me m’hanno inserito nella SILVER”. Non si salutano neanche, si disperdono nel circolo, forse mai più si rivolgeranno la parola.

Il GOLD player gongola. Il SILVER player va dritto in segreteria: “Io pago per giocare in questo circolo, ma l’acqua della doccia esce sempre fredda oppure improvvisamente cocente, i campi, diciamolo chiaramente, sono ormai andati e io rischio infortuni tutti i giorni, li avete posizionati a c.d.c. (…) e a qualsiasi ora il sole e il vento mi impediscono colpi ormai acquisiti e vincenti in altri circoli, tra noi per giunta non c’è empatia, io qui non mi sento a casa”. Il gestore del circolo, sbigottito, guarda il suo assistente come un marito scruta una moglie che ha appena detto che “ormai abbiamo bisogno di una stanza in più, si soffoca qua dentro”. Nessuna ragione può spiegare il voltafaccia di SILVER player, fino a ieri praticamente adottato dal circolo e in cui spesso pernottava. Se non fosse stato per le ultime parole proferite prima di sbattere la porta della fatiscente casetta di legno in cui il gestore ha trascorso l’intero lockdown: “…e comunque nella chat Gold ci stanno una serie di soggetti assurdi che io ho largamente battuto”. Addio.

Dopo i primi mesi di slancio, gran parte dei circoli ha abbandonato classificazioni evidentemente di livello qualitativo (Gold-Silver-Bronze, Leoni-Gazzelle-Marmotte, Macho-Micio-Mocio, …) per mimetizzarle in chat di colori, tinte chiare e scure, tinte pastello e tinte decise, dove nessuno riesce a capire bene come funziona la tavolozza dei colori Padel, e tutti pensano che alla fine quel colore sta bene su tutto.

Il vero problema è l’impatto sociale dei predetti raggruppamenti. Secondo un’indagine condotta nel 2022 i giocatori di Padel hanno eliminato dallo smartphone ogni forma di notifica, tutte. A parte quella della chat che organizza le partite. Pronti ad affondare il dito nella partita giusta, a dimostrare di farcela anche un giorno sì e uno pure, a fregare quel fancazzista di Rossetti sempre pronto a dire “io, io, io..” o quel dipendente comunale farabutto di Anselmi che dice che fa i turni ma poi gioca a tutte le ore senza ritegno.

Stimati professionisti relegati nella chat “Rosa pallido” hanno contraccolpi sul posto di lavoro e perdono autorevolezza verso dipendenti inconsapevoli. Divanisti con reddito di cittadinanza acquisiti in chat “Black Heroes” pensano di candidarsi come assessore allo sport.

Gestori dei circoli, avete tra le mani minuscole leve dell’autostima di migliaia di persone apparentemente normali. I colori sono tanti, ma forse neanche bastano. Ogni giocatore deve avere la sua chat, one-to-one, padrone dei propri 90 minuti, di gloria e di rilancio. A casa bisogna tornare fieri e soddisfatti, non fa niente che perde l’acqua dalla lavatrice o il water non scarica. Per stasera mi godo la vittoria.

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