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Il Padel: un piacevole veleno

Ormai è confermato dai numeri e dalle informazioni pubblicate ovunque (dai quotidiani ai cruciverba della Settimana Enigmistica): il fenomeno del Padel è definitivamente esploso, coinvolgendo chiunque, di qualsiasi età, educazione ed estrazione sociale. Il vicino di casa gioca, l’osteopata gioca, la ginecologa gioca, l’edicolante gioca, il capo ufficio gioca, il tassista gioca, il tuo cantante preferito gioca, il tuo idolo calcistico gioca. Non c’è scampo, per chi si chiama fuori.

E allora la domanda è: come si è arrivati a questo livello di passione? come siamo arrivati a essere dipendenti da uno sport che è anche un grande gioco? Le spiegazioni devono essere diverse, ma sondare l’animo umano non è il mio intento. Al contrario, vorrei condividere la mia esperienza del tutto personale, che tuttavia ritengo possa fornire una spiegazione seppur parziale.

Dopo anni di abbonamenti in palestra sprecati (con tanto di rimorso per la spesa sostenuta: tendevo a fare abbonamenti annuali per incentivarmi a utilizzarli… tutto vano), di rischio letargia sui tappetini di yoga, di ricerca spasmodica di un’attività sportiva che mi desse soddisfazione e allo stesso tempo mi facesse divertire, finalmente è arrivato lui; sua maestà il Padel.

Bastano poche nozioni basilari e sei in campo a divertirti: inizi fra amici dello stesso livello, apprendi i fondamentali perdendo interi tubetti di palline, e poco dopo ti ritrovi in partite al buio organizzate dai circoli, e in men che non si dica ti ritrovi nelle chat whatsapp dei circoli, ed è allora che la parola Padel prende il sopravvento nella lista dei Contatti: Ilaria Padel, Enzo Padel, Padel Girls, Padellisti a cena e tutto il resto.

Perché il veleno di questo sport è andato in circolo e cerchi ogni occasione per introdurti furtivamente in una buona partita e soprattutto per migliorare il tuo gioco, per dimostrare a te stesso e agli altri che hai margini di miglioramento e li otterrai, e lo farai in fretta. E’ l’urgenza di questa necessità che impressiona: la voglia di diventare subito abili giocatori con pose plastiche come se avessimo la pala in pugno da decenni. E dove porta questa urgenza? Alla ricerca del maestro perfetto, quello che ha il segreto per trasformare un amatore in un professionista nel giro di una tessera prepagata di lezioni (e se il maestro ha origini spagnole o argentine, tanto meglio!).

Ed è allora che si entra nella ruota come i criceti: spinti dall’impressione di aver dominato un po’ di più il movimento della bandeja (è solo un’impressione, mi spiace!), di aver spinto un po’ di più la volée, di aver trovato le chiavi del gioco, ecco che ci si organizza più di un incontro al giorno. L’ego sale, la fiducia in noi stessi aumenta, ma quello che comincia a risentire non poco della situazione è il portafoglio. Il numero di partite per confermare quanto appreso a lezione non si arresta, e il budget per il Padel sale vertiginosamente e pericolosamente, mettendo a serio rischio il bilancio familiare.

Insomma, il padel è un veleno che si insinua piacevolmente nelle vene, un veleno che in brevissimo tempo diventa costoso (solo per bontà d’animo sorvolo sul frenetico cambio di pale che attanaglia anche e soprattutto i più scarsi), ma riflettendo sulla vostra vita prima e dopo questa infezione, potreste dire che non sia cambiata in meglio?

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